di Salvatore Petrotto il 9 dicembre 2009 (articolo visto 444 volte)

All’Arcivescovo Di Agrigento Francesco Montenegro Ed All’Arciprete Di Racalmuto Diego Martorana – Non Possiamo Più Attendere.

All’Arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro
All’Arciprete di Racalmuto Diego Martorana
Al Consiglio Pastorale Racalmuto

NON POSSIAMO PIU’ ATTENDERE, titolava un manifesto ed un volantino, capillarmente diffuso dal CONSIGLIO PASTORALE CITTADINO di Racalmuto, riunito niente di meno, in assemblea straordinaria, qualche settimana fa.

I messaggi, la scossa religiosa, potremmo oggi affermare, erano indirizzati al sottoscritto ed al Consiglio Comunale di Racalmuto, affinché ci adoperassimo, celermente, a mettere in piedi una nuova Giunta Municipale, dopo oltre tre mesi di crisi amministrativa.

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E fin qui, non c’è niente di male, la Chiesa, seppure un po’ a gamba tesa, potremmo dire, entra in politica.

Del resto, io stesso, l’estate scorsa, in presenza dell’Arcivescovo, Francesco Montenegro, ebbi modo di offrire all’Arciprete la carica di Vice Sindaco, pensando che se il grande ed indimenticabile Don Luigi Sturzo, è stato in grado di fondare il più grande partito italiano del dopoguerra e cioè la Democrazia Cristiana, non ci trovavo niente di male a chiamare Don Diego Martorana, a ricoprire la seconda carica politico-istituzionale di Racalmuto.

Del resto non siamo ai tempio del NON EXPEDIT, né eletti né elettori di PIO IX, all’indomani della UNITA’ D’ITALIA, di quando cioè si operò, subito dopo la famosa BRECCIA DI PORTA PIA, con una progressiva espoliazione dei beni della Chiesa, compreso il Muncipio di Racalmuto che, altro non era, se non il Monastero delle monache di clausura, altrimenti denominate, Clarisse di Santa Chiara.
Lo stesso Teatro Regina Margherita, fu fatto costruire in quello che era il giardino del Convento di Santa Chiara, ai tempi di due rinomati sindaci che mi hanno preceduto negli anni Settanta dell’Ottocento, i famosi Matrona e Savatteri.
Quest’ultimo, trisavolo del giornalista e scrittore, Gaetano Savatteri, autore di recente, di un libro di grande successo, incentrato sulle vicende di mafia e pentiti che riguardano Racalmuto, intitolato, I RAGAZZI DI REGALPETRA, proprio per fare un po’ il verso all’altro best seller della Letteratura Italiana di Leonardo Sciascia LE PARROCCHIE DI REGALPETRA.

Entrambi i libri, seppure in epoche sostanzialmente diverse, quello di Sciascia negli anni ’50, quello di Savatteri, oggi, sono tristemente attuali e ricalcano una quanto mai antica voglia di giustizia sociale e di libertà dai condizionamenti, propri di una società povera e vittima, spesso, di soffocanti dogmatismi o, peggio ancora di poteri criminali e peggio ancora, mafiosi.
Queste gravi sopraffazioni che hanno riguardato anche la sfera del libero pensiero, impedivano il normale dispiegarsi delle attività sociali ed economiche, in un solo sintagma, potremmo concludere che mancava quella LIBERTA’ che discende, sciascianamente parlando, dalla Giustizia, cioè dalla Ragione.

Ebbene, andiamo all’oggi, visto che le storie delle stragi hanno prodotto a Racalmuto, agli inizi degli anni Novanta, più di venti morti, e che non sono del tutto alle nostre spalle.
Non possiamo dimenticare che non più di qualche mese fa, a luglio, mentre ci si apprestava a celebrare i festeggiamenti in onore della compatrona di Racalmuto, Maria Santissima del Monte, si perdevano le tracce di un padre di famiglia, Angelo Rizzo, episodio, quest’ultimo, che continua ad inquietare le coscienze di tutti i Racalmutesi e che grava alla stregua di tutti gli altri tragici eventi come un ennesimo insopportabile e terribile macigno, sul nostro presente e sul futuro delle nuove generazioni di Racalmuto.

Ed è giusto che la Chiesa Cattolica , si preoccupi, assieme a tutte le Istituzioni ed all’intera cittadinanza, per questi tragici accadimenti, spronando come ha fatto e continua a fare sino ad oggi, l’intero paese.

Neanche viviamo più un clima da PEPPONE E DON CAMILLO, così come è stato gustosamente e sapientemente trasposto in termini letterari e televisivi da Guareschi il rapporto più o meno conflittuale tra Chiesa Cattolica e Sindaco, anzi, addirittura fino ad oggi, io e l’Arciprete, abbiamo condiviso persino un nostro aiutante, unico, che si divide tra il Municipio e le Chiese rette da Don Diego Martorana.
Si tratta di Totò Matteliano, per metà cherichetto e per metà lavoratore socialmente utile al Comune.

Come si può ben notare io e Don Diego, abbiamo raggiunto la sintesi perfetta.

Eppure c’è qualcosa che non mi convince, qualcosa che non va.

O piuttosto c’è qualcuno che pressa, condiziona, cerca il litigio, butta come si suol dire benzina sul fuoco di un paese che, per fatti di grave criminalità, esterni all’ Amministrazione Comunale, cova sempre.

Ci sono alcuni che, come si suol dire in siciliano, MINTINU LIGNA, per alimentare una fiamma che sembra sia, la fiamma dell’odio.

Fermo restando che la mia visione laica della Società e della politica, mi porta sempre a concludere che i dettami ed i convincimenti da onorare sono quelli che prevedono una LIBERA CHIESA IN UN LIBERO STATO.
Si tratta, del resto, di osservare e fa osservare, soltanto i principi che tra l’altro discendono dalla riappacificazione tra CHIESA E STATO, consacrati con il Concordato del 1929, i cosiddetti PATTI LATERANESI, voluti da Benito Mussolini.
Negli anni Ottanta del ’900, fu, come si ricorderà, Bettino Craxi che completò l’opera con un profondo rinnovamento ed una rivisitazione proprio di quei PATTI.
Lo Stato, prima con Mussolini e poi con Craxi, seppur tardivamente, sanò quell’antica e purulenta ferita, risalente proprio a quel lontano 1870, a partire dal quale, proprio con quella BRECCIA DI PORTA PIA che inizialmente abbiamo evocato, si registrò e si acuì anche tragicamente, nel tempo, quella frattura tra Chiesa e Stato che oggi, per fortuna non esiste più.

A Racalmuto che significa o che cosa può significare tutto ciò?

Soltanto una cosa, in mezzo a tante altre faccende religiose che ci riguardano più o meno da vicino. Dal punto di vista dello Stato che io rappresento nella duplice veste, non solo di capo dell’Amministrazione Comunale, ma anche di Ufficiale di Governo, innanzitutto bisogna porre attenzione a quell’ingente patrimonio, architettonico ed artistico, oltre che a quel meraviglioso consorzio sociale che è e rappresenta la Chiesa Cattolica all’interno del nostro Italico suolo.
E’ necessario sedersi attorno ad un tavolo e valutare una lunga serie di interventi di salvaguardia e valorizzazione di questo ingente, inestimabile e prezioso patrimonio materiale ed umano.

Per la cura delle Anime, ci rimettiamo a chi ha la giusta sensibilità religiosa e ci surclassa sotto il profilo dei richiami.
Anche se a volte magari, qualche rimprovero di troppo, ci infastidisce un po’ per la sua accezione e connotazione squisitamente morale o moralistica che dir si voglia.

Per quanto attiene l’ultimo richiamo ci piace riportarne qualche frammento quale quello inneggiante AL RISPETTO DELLE ISTITUZIONI, AL SENSO MORALE E CIVILE, ALL’IMPEGNO PER IL BENE DELLA CITTA’.
Spero o, per meglio dire, speriamo che questo benevolo appello si inveri realmente e diventi anche patrimonio di tutti, credenti, non credenti e miscredenti.
E’ giusto, in maniera la più ecumenica possibile, coinvolgere tutti quanti in questo nobile disegno di pace e fratellanza, in una nuova e rinnovata plurale e pluralistica visione del mondo cattolico al cospetto del quale, in particolar modo a partire da Papa Giovanni XXIII, il cosiddetto Papa Buono, sino ad oggi , noi ci inchiniamo, non fosse altro che per la MAESTOSA E MILLENARIA STORIA DELLA CHIESA CATTOLICA.

Se mi permettete mi inchino ancor di più a quel Gesù Cristo dentro al Tempio quando, nel solo suo scatto di ira che si ricordi, scaraventò con un certo fare violento, fuori dal tempio, mercanzie e mercanti che, al suo interno facevano commercio in nome di DIO.

La storia della Chiesa è lunga, meravigliosa, complessa ed a volte tormentata e funestata da episodi poco edificanti.
Noi qui non vogliamo a tutti i costi scomodare le tragiche vicende della Santa Inquisizione ed il Nostro Fra Diego La Matina, del quale, recentemente si sono ricelebrate le sue eroiche gesta in occasione del Ventennale della Morte di Leonardo Sciascia, presso la Fondazione dedicata all’illustre scrittore di Racalmuto, alla presenza, tra gli altri di Marco Pannella e del Ministro della Giustizia Angelino Alfano.

Contro ogni forma di Inquisizione, Ieri ed Oggi, per il progresso e la civiltà dei popoli, per un sano radicamento degli ideali e dei valori della democrazia e della libertà, in nome di Dio, di tutti i Credi Religiosi, io ritengo che tutti quanti, dovremmo essere amorevolmente indotti a seguire il percorso tracciato dal Papa Buono, tentando di non discriminare Fedi e Fedeli, Credenti e non Credenti.
L’importante è, riteniamo, non fare del male ed amare il prossimo, coltivando nel migliore dei modi possibili, in questo nostro migliore dei mondi possibili, ogni giorno, la più bella pianta del creato, i cui petali sono anche di questa terra.
Questa pianta è quella stupenda e meravigliosa creatura che è l’essere umano.
Senza volere a tutti i costi costruirci una nuova illuministica religione, consacrante la Dea Ragione, credo che basti ricordare i valori ed i principi di LIBERTA’, GIUSTIZIA SOCIALE ed IL RISPETTO PER LA VITA E LA DIGNITA’ UMANA e, crediamo che ciò basta ed avanza per costruire un futuro di pace, amore e sviluppo.

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