Ottavia Piccolo Al Teatro Di Racalmuto: Grande Successo Della Commedia Di Candido il 1.Mar.2010
Come al solito, da un paio di anni a questa parte, continua a riscuotere grandissimo successo, tutto quanto viene proposto in Cartellone, al Teatro Regina Margherita di Racalmuto.

E così, anche per Ottavia Piccolo è stato un tripudio, con la sua COMMEDIA DI CANDIDO, un viaggio tra scherzi, lazzi e cose abbastanza serie, dell’Europa del Settecento, così come la si può immaginare, in una sorta di parodia, i cui protagonisti, niente di meno, sono stati, Russeau, Diderot e Voltaire, tutti e tre interpretati dal bravissimo Vittorio Viviani che ha duettato per un paio d’ore, con la protagonista indiscussa, Ottavia Piccolo, nelle vesti di un’insolita cortigiana investigatrice.
Si è trattato di una piece teatrale, che nella Racalmuto dell’Illuminista Leonardo Sciascia, francamente ha trovato un suo amabile ‘Contesto’ per un paio di motivi, in modo particolare.
Uno, perché anche Sciascia così come Voltaire ebbe modo, seppure dopo due secoli, di dedicare una delle sue più belle opere, alla figura di Candido, nel nostro caso di un Candido Munafò, vissuto, o per meglio dire sopravvissuto, alle tragedie e soprattutto, alle falsificazioni ed imposture che si consumarono, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Si è trattato nel nostro caso di un trasognato Candido, immerso, ad occhi aperti nel bel mezzo di una sorta di onirico CESSATE IL FUOCO, dopo lo sbarco degli Americani in Sicilia.
Siamo in quel fatidico luglio del ’43, quando ancora la gente partiva alla volta, forse di un inimmaginabile, diverso e radioso futuro e non si sapeva perché invece, di lì a poco, tra truppe di occupazione e mafie varie ed eventuali, siamo rimasti impietriti ed incapaci di godere delle nostre libertà, economiche, sociali, culturali, da cittadini liberi, preferendo piangere al capezzale del nostro Candido, OVVERO UN SOGNO FATTO IN SICILIA.
Due, perché entrambi, Sciascia e Voltaire, seppur in nome di una sorta di nuova divinità, la cosiddetta DEA RAGIONE, si sono battuti, nel tentativo di sconfiggere le beate imbecillità, di chi, in ogni tempo, si è sempre adagiato e spesso arreso, a quel MIGLIOR DEI MONDI POSSIBILI che non lasciava scampo, e non sembrava suscettibile di autentiche migliorie, mentali, sociali, culturali.
Sia Voltaire che Leonardo Sciascia si sono battuti cioè, per l’affermazione di uno Stato di Diritto in cui, guarda un po’, ieri come oggi si sarebbe parlato di cittadinanze attive o, allora, nel secolo della Rivoluzione Francese, niente poco di meno che, di Uguaglianza di tutti gli uomini di fronte alla Legge.
Quanto caro mi fu quest’ermo colle, probabilmente del tutto invalicabile, per una giustizia giusta.
Chissà che cosa avrebbe sentenziato , possibilmente il nostro Sciascia, non già nel Settecento, bensì oggi, quando ad personam o no, la Legge per alcuni/o, la si vorrebbe dilatare alla stregua di certe elastiche pelli di quelle note, virili, parti basse, per coglierne gli esiti a proprio piacimento, onde evitare quella Dura Lex che così diventerebbe, nell’accezione Orwelliana, sempre e comunque Più Uguale degli Altri.
In altri termini, per essere più chiari, cataclismi e terremoti, di ieri e di oggi, non ci fanno ben sperare, di qualsiasi natura essi siano, qualunque ne sia la causa, naturale od umana, l’effetto domino è assicurato.
Si tratta di una reazione a catena, come si sa.
La violenza genera violenza!
E poi, alle distruzioni naturali, sappiamo aggiungere le immani tragedie delle guerre che, solo noi umani, amiamo provocare e celebrare sempre con più accurate perizie, degne di tutti gli psichiatri possibili ed immaginabili.
E così sia, la follia, in questo modo, è sempre servita!
In maniera costantemente più insopportabile, cinica, totalizzante e truculenta possibile.
Gli errori e gli orrori dell’Europa di Voltaire, le sante o diaboliche inquisizioni del clero, le lotte del Terzo Stato, contro le inedie e le violente sopraffazioni di una decadente nobiltà, cosa sono purtroppo, al cospetto delle tragedie del Novecento, degli olocausti, vissuti scrutandoli attraverso gli occhi dell’innocenza del Candido Sciasciano?
Forse questi terribili ricordi scorrevano nella mente di quanti, e non sono stati pochi ( il Teatro, come al solito era gremito), a Racalmuto, hanno vissuto il tripudio della libertà, la ripulsa per ogni guerra che è sempre e comunque nefasta, qualsiasi ne sia la giustificazione, anche a chiamarla con il linguaggio del Consorzio Internazionale del Terzo Millennio, guerra preventiva o chirurgica od ancora, operazione di polizia internazionale.
Definizioni, queste ultime molto usate ed abusate, quando si vuole imbastire un’impostura internazionale, tesa a salvaguardare interessi economici ben precisi che, sino ad oggi si chiamano gas o petrolio, e domani potranno chiamarsi anche acqua, sole e vento, non appena il sempre eterno governo del male, riuscirà a stabilire i nuovi monopoli ed oligopoli che serviranno a stabilire le nove globalizzanti egemonie.
Già con l’Acqua Privata, siamo a buon punto, adesso bisogna dar fondo alle nuove tecnologie, buone a catturare, ad arrestare, a fare prigioniere le cosiddette fonti rinnovabili, per instaurare il nuovo grande Regno Mondiale del Sole, del Vento e delle cosiddette Biomasse.
Fino a quando questo nuovo assetto mondiale dell’Energia, non verrà messo a punto e, soprattutto, messo al servizio, di nuove e vecchie multinazionali, per fare affari sporchi con rinnovate energie pulite, non ce ne sarà per nessuno!
Ed il tutto, si può dire oggi, per bocca di Diderot, Rousseau e Voltaire?
Magari avvalendoci della poliedrica e sapiente interpretazione di Vittorio Viviani, Uno e Trino, per l’appunto, nella triplice veste di Diderot, Rousseau e Voltaire ed ovviamente dell’impareggiabile, Ottavia Piccolo che, nel salvare il testo del CANDIDO, dal rogo a cui voleva la chiesa condannare tale libro e forse anche lo stesso Voltaire, nella finzione ha continuato, con la sua forza investigativa, con la sua arrembante caparbietà e la prorompente verve recitativa, ha salvato un po’ anche noi.
Se non altro, il tutto, compresi gli altri bravissimi interpreti, ci hanno trascinato fin dentro i temi di sempre, a forza di lucidissime, ed è il caso di dirlo, illuminanti frecciate che provengono proprio da quel Secolo dei Lumi, tanto amato anche e soprattutto da Leonardo Sciascia.
Ma tanto dimenticato, quando si parla di tolleranza, libertà e giustizia.
E quali le tre parole chiave: LIBERTE’, EGALITE’, FRATERNITE’.
O No!
A tal proposito, la nostra mente corre invece, in tutt’altra direzione, verso Robespierre, il tagliatore di teste e la Rivoluzione Francese che, poco o niente c’entrano con Voltaire ed il suo spirito di immensa e grandiosa liberalità e rispetto per la vita e l’opinione altrui.
Stiamo infatti parlando, di un autore che era solito dirsi disponibile a sacrificare la sua di vita, per assicurare la libera circolazione delle idee, di qualsiasi natura esse fossero, al di là degli indici dei libri proibiti o dei roghi e delle ghigliottine varie.
Queste ultime, le ghigliottine della Rivoluzione Francese, non furono peraltro vissute da Voltaire che, non sappiamo se per fortuna o per disgrazia, morì prima che le sue liberalissime idee venissero a loro volta ghigliottinate sul patibolo del Dopo Presa della Bastiglia.
Prima cioè, di quel 14 luglio 1789, ora, giorno, mese ed anno in cui inizia e si trascina poi con Napoleone, una delle tante epocali, tragiche e vanamente eroiche imprese, della nostra sconfortata e spesso terribile umanità.
Peccato che alcuni di voi non c’erano e non sappiamo se d’ora in poi ci sarete, a condividere spettacoli del genere, ai quali assistere costa poco o niente, ma viverne le evocazioni, suggestioni, le emozioni che suscitano arricchisce tantissimo non solo il corpo, ma soprattutto lo spirito. Stiamo parlando di quel grande spirito di autentica libertà e rispetto per le idee, le vite altrui e quelle delle nuove generazioni che forse solo in Voltaire, l’altro ieri, Sciascia soltanto ieri, oggi non si sa, ci possono aiutare a rinvenire dentro di noi le vere motivazioni per andare più speditamente avanti.

E dopo LA COMMEDIA DI CANDIDO tutti a cena con lo Chef Passalacqua(da sinistra), Ottavia Piccolo, il sottoscritto, mia moglie Carmela e Vittorio Viviani.
Anche per trovare un po’ di ristoro in quelle MAGNIFICHE SORTI PROGRESSIVE, avrebbe detto un po’ più avanti di Voltaire qualche studioso di sudate carte che, non conosceva la refrattarietà dei nostri tempi propria di chi, non crede che le idee possano essere il vero motore del mondo.
Stiamo semplicemente, osando parlare, di quello che avrebbe dovuto essere e non è stato il planetario sviluppo democratico di tutti quanti noi che, a parole riteniamo di essere cittadini del mondo ma che, in realtà, viviamo soltanto una sola dimensione del mondo, quella evocata anche dallo stesso Voltaire nel suo CANDIDO, ci riferiamo alla cura del NOSTRO ORTICELLO che è poi l’amara ed un po’ sconfortante idea conclusiva di Voltaire.
Le grandi idee, i grandi ideali, sappiamo che fine hanno fatto quando hanno assunto quella che poi puntualmente si rivela una catastrofica dimensione totalizzante e totalitaria.
E’ inutile ingaglioffarci qui in mezzo alle salvifiche scuole di pensiero che hanno generato modelli di società belli ed impossibili, non ci riferiamo soltanto ai fascismi, al socialismo od al comunismo od alle sue degenerazioni nello stalinismo od a tutte le sfaccettature dei vecchi o dei nuovi capitalismi, a liberismi od alle socialdemocrazie.
No, è inutile qui ribadirlo che siamo vittime tutti quanti di una insopportabile crisi di rigetto nei confronti di tutti gli ismi, delle scuole e di tutte le chiese.
Vorremmo, ma spesso non ci riusciamo, come degli avventurieri e fuggiaschi Candidi, sfuggire alla storia dei padri, dei padri dei padri, per tentare di intraprendere, una volta per tutte il nostro cammino di vera libertà, avvalendoci soltanto delle nostre gambe, delle nostre menti, dei nostri cuori.
Forse solo per vivere un po’ più intensamente, rispetto a tutti i nostri passati, con una più virginale carica di innocenti sensazioni ed emozioni.
Possibilmente alle prese con le più semplici attività ed attitudini, del cosiddetto vivere quotidiano, scandite da un alba ed un tramonto, mentre a piccoli passi e tra un colpo di vanga ed un altro, intenti a coltivare il nostro orticello, salveremo almeno la nostra anima.
Visto che assai spesso non riusciamo per niente a salvare la grande anima del mondo!
Di guai già ne abbiamo combinati abbastanza!
Non possiamo ancora condannare il Candido che c’è in noi o, se preferite, il nostro fanciullino a patire le pene di noi Soloni di una quanto mai vaga e presunta ansia di eternità che si dissolve tra un consiglio e l’altro, quando non siamo in grado di dare più il cattivo esempio.
