Ciascuno sta solo sul cuor della nostra terra… trafitto da un raggio, o per meglio dire da una radiazione antimafia… ed è subito sera…
Spesso mi sveglio nel cuore della notte e penso al triste
destino di un impossibile riscatto della Terra di cui sono perdutamente innamorato,
la Sicilia.
Sperduti, come siamo,
da sempre, tra le desertiche langhe di
una smemorata memoria, o se preferite tra
gli ondulati calanghi delle contorsioni mentali di pseudo intellettuali
o dei cosiddetti di professionisti dell’antimafia, di sciasciana memoria!
Ciascuno sta solo sul
cuor della nostra terra… trafitto da un raggio, o per meglio dire da una
radiazione antimafia… ed è subito sera…
E’ il caso delle nostre Lumie di Sicilia che hanno l’odore
dell’antimafia, ma l’acidulo ed aspro gusto della mafia!
L’Orlando Furioso di Sicilia, una volta si innamorò delle
seducenti storie di ragazzi terribili e, con la sua Rete, pescava pesciolini che, a dire il vero, a me
sembravano dei piccolissimi pirana e che da grandi si dimostrarono dei
terribili pescecani!
I nostri professionisti dell’antimafia, nel corso della loro
rapace esistenza, si interessarono di Giudici e Tribunali, Procure e relativi
concorsi, pentiti e mafiosi, gas ed energie alternative e quant’altro può e
deve riguardare chi, tra Corleone o
Mezzoiuso, conosce bene e frequenta mafiosi di ogni genere!
Amici degli amici,
non per scelta, ma appunto per
professione, la professione dei professionisti dell’antimafia!
Carriere politiche ed affari mafiosi, tra un ricatto e l’altro
crescono.
La forza intimidatrice, violenta e terroristica è formidabile,
micidiale!
Si salda un terribile connubio tra toghe e lupare, che
uccide le speranze di sviluppo e di lavoro dei Siciliani!
Dai lavori pubblici
miliardari ed assolutamente inutili, alle cattedrali nel deserto degli
anni Ottanta, a partire dagli anni Novanta,
siamo
passati al devastante assalto ai servizi pubblici essenziali.
Per la verità l’avventura affaristico – speculativa del gas metano è iniziata in tempi di piena prima repubblica.
Si mise, a quei
tempi, in piedi, una società riconducibile a Vito Ciancimino e suo figlio
Massimo, con ai suoi vertici un Alto Magistrato Siciliano, il cui, figlio
d’arte, è anch’egli magistrato di punta, in Sicilia.
Quest’ultimo magistrato è stato invitato, un anno fa,
attraverso una formale denuncia, a scoperchiare
la maleodorante pentola della scandalosa e truffaldina vicenda della gestione
dei servizi idrici e dei rifiuti, in
provincia di Agrigento.
I danni economici,
provocati con illegali
affidamenti, per svariate centinaia di milioni di euro, hanno portato
al dissesto finanziario comuni e Regione; malgrado i cittadini dell’agrigentino, sono
costretti a pagare, con tanto di ufficiale giudiziario dietro la porta, le tasse su rifiuti ed acqua, tra le più care d’Italia!
Non stiamo qua a discutere delle gravissime emergenze
igienico-sanitarie, causate dai cumuli
di rifiuti lasciati marcire spesso per intere settimane, in mezzo alle
strade; od ancora del litorale
agrigentino, in cui, a causa della mancata depurazione dei liquami fognari, turisti ed abitanti della
Città dei Templi, sono costretti a farsi
il bagno in mezzo alla merda!
Anzi, si tratta di un’intera situazione di merda!
Ancora, a distanza di un anno, non sappiamo se il magistrato che è stato
chiamato ad occuparsi dello scandalo di acqua e rifiuti, nell’agrigentino, darà la risposta che si aspettano tutti e 450
mila gli abitanti della provincia di Agrigento!
Del resto, acqua e rifiuti,
in valore assoluto, assieme alla produzione delle energie
alternative, sono gli unici settori
economici redditizi e dove si annidano interessi di vario genere.
Ovviamente si tratta degli stessi interessi che riguardavano
la costruzione delle reti e della distribuzione del gas metano, i cui lavori ed
i servizi sono stati, più o meno
direttamente, gestiti, da Don Vito
Ciancimino!
Ed in mezzo a questa storia, vi troviamo immerso, catapultato
un Lumia di Sicilia.
Stiamo parlando, di un Illustre componente della Commissione Nazionale
Antimafia.
Da più fonti giornalistiche ricostruiamo, brevemente, quanto segue.
Giuseppe «Beppe» Lumia, senatore Pd, ex presidente (e attuale membro) della
commissione antimafia, vive un periodo tormentato. Lui che da sempre ci mette
la faccia nell’attaccare questo o quel politico sospettato di mafiosità
(talvolta anche solo a seguito delle dichiarazioni di un pentito) si ritrova
accusato dall’ex presidente di Confindustria di Caltanissetta, Pietro Di
Vincenzo, d’aver intascato una mazzetta da 100 milioni di lire.
Lumia ovviamente nega. Accusa il suo accusatore di aver trascinato per
vendetta nella polvere pure il successore degli industriali nisseni, l’amico
Antonello Montante. Tra le frequentazioni pericolose che i detrattori
rinfacciano al senatore c’è quella – riferita dal carabiniere-talpa Giorgio
Riolo – con il re delle cliniche Aiello, vicino a Provenzano, e quella con
Francesco Agnello, finito nell’inchiesta Penati, tirato in ballo anche dal
pentito Campanella, che in origine tirò in ballo pure lui. Ragionando, dunque,
come ragionerebbe un militante giustizialista antimafia, c’è una storia, quella
della metanizzazione in Sicilia, che potrebbe provocargli un qualche imbarazzo.
È la vicenda della Gas (Gasdotti azienda siciliana), ovverosia della Spa
gestita indirettamente dal sindaco mafioso Vito Ciancimino (e poi dal figlio
Massimo, come racconterà a verbale il pentito Giovanni Brusca parlando dei
lavori a Trapani e Alcamo) attraverso il professor Gianni Lapis in società con
il defunto presidente Ezio Brancato.
Mafia, politica, affari ed alcuni pezzi degli organismi
dello Stato deviati, ci riferiamo a qualche esponente delle Forze dell’Ordine e
qualche magistrato, nel corso della
cosiddetta seconda repubblica, alcune toghe e sbirri sono andati forse a braccetto con le lupare?
E’ una novità?
Alla faccia dei Professionisti dell’Antimafia, con buona
pace di Leonardo Sciascia!
Salvatore Petrotto
