di Salvatore Petrotto il 24 gennaio 2012 (articolo visto 161 volte)

GIUSTIZIA SOMMARIA, GIUSTIZIA A STRASCICO? BOH! E CHI CI CAPISCE AD AGRIGENTO!

Il sindaco di Agrigento  è indagato
per disastro colposo, in relazione al crollo di un palazzo storico di Agrigento,
avvenuto il 25 aprile scorso, giorno di Pasquetta!

Si tratta del secentesco Palazzo Lo Jacono  Maraventano,   messo
in sicurezza dal Comune,  con fondi
pubblici, tra il 2008 ed il 2010 e  ricadente in una  via del centro storico di Agrigento.

Allora si sfiorò la tragedia, visto che da quella stretta viuzza del Centro
Storico, quattro giorni prima,  per il Venerdì Santo,  era transitata,  un’affollatissima
processione con lo stesso sindaco al
seguito!

 

L’accusa è stata sollevata al sindaco Marco Zambuto, dal sostituto
procuratore della Repubblica titolare  Santo Fornasier.

Insieme al primo cittadino della Città dei Templi, sono finite sul registro
degli indagati altre sei persone, tecnici e funzionari del Comune che seguirono
il progetto finanziato con i fondi della Protezione civile per mettere in
sicurezza l’edificio di interesse storico che aveva già dato chiari segni di
cedimento.

Ricordiamo che la provincia di Agrigento, non è nuova  a gravissime situazioni del genere.

Per disastro doloso e omicidio colposo sono ancora sotto
processo al Tribunale di Agrigento,undici persone per il crollo di una casa fatiscente nel centro storico
di Favara,  avvenuto il 23 gennaio del
2010 e  che causò la morte di due
sorelline, Chiara e Marianna Bellavia,  di due e quattordici anni. Un drammatico
crollo che secondo la magistratura di Agrigento – l’inchiesta è stata condotta
dai sostituti procuratore Giacomo Forte e Lucia Brescia,  coordinati dal procuratore Renato Di Natale e
dall’aggiunto Ignazio Fonzo – si poteva evitare se solo fossero stati compiuti
i controlli previsti dalla legge e se solo si fosse dato seguito alle relazioni
dei vigili del fuoco che avevano chiaramente avvertito che quella casa poteva
crollare.

Allarmi che sono stati però – secondo i pm – lasciati cadere
nel vuoto, con una serie di omissioni e mancate verifiche tecniche, fino a
quando all’alba del 23 gennaio dell’anno scorso si è verificato il disastro.

La casa situata nel
centro storico di Favara in via del Carmine è crollata su se stessa, padre e
madre sono riusciti a salvarsi per miracolo, mentre la piccola Chiara e
Marianna, 14 anni, sono rimaste sotto le macerie.

Inutili i soccorsi che sono giunti sul posto tempestivamente.

Quale primo responsabile del crollo è stato condotto alla
sbarra, l’allora sindaco di favara, l’avv. Domenico Russello, e due suoi
predecessori,  Carmelo Vetro e Lorenzo
Airò, il proprietario ed il possessore dell’immobile,  Rosalia Presti e Antonio Noto  e sei dirigenti ed ex dirigenti dell’Utc di
Favara: Giacomo Sorce, Sebastiano Dispenza, Pasquale Amato, Alberto Avenia,
Antonio Grova e Vincenzo Arnone.

Per  quella vicenda, il sindaco di Favara,  Domenico Russello, a seguito dell’inchiesta e
della notifica dell’avviso della conclusione delle indagini, si è dimesso  dalla sua carica ed è ancora sotto processo,
così come  tutti altri imputati.

Per saziare la sete di giustizia, causata dal gravissimo
lutto di due anni fa, la Procura della Repubblica, nella sua interezza,  si è impelagata e lasciata andare in questo
caso, in una sorta di inchiesta a strascico!

Si tratta di Giustizia Sommaria?

Favara,  uno dei più
grossi centri agrigentini e  confinante
con Agrigento, è stata costretta a ritornare alle urne, per rieleggere un nuovo
sindaco, un post-comunista di ferro, Sasà Manganella, reclutato e sostenuto,  dall’allora Ministro della Giustizia, Angelino
Alfano, attraverso il suo luogotenente di Favara, il giovane deputato regionale
Nino Bosco.

Inoltre, sempre la  Procura di Agrigento
ha notificato l’avviso della conclusione delle indagini, che prelude alla
richiesta di rinvio a giudizio, per il consigliere comunale del Mpa Giuseppe De
Francisci, 30 anni.

L’uomo e’ accusato dal sostituto procuratore Arianna Ciavattini di violenza
privata, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico e calunnia nei confronti di un
panificatore di Agrigento verso il quale, secondo quanto emerso nel corso delle
indagini preliminari, nutriva rancore personale.

Secondo la Procura De Francisci, nella sua qualità  di consigliere comunale del Comune di
Agrigento, e dunque di amministratore locale, avrebbe agito violando il
principio di imparzialità della pubblica amministrazione anche perché, con una
comunicazione diretta agli organi di polizia tributaria e competenti in materia
di sicurezza del lavoro, pur consapevole della sua innocenza, avrebbe
attribuito falsamente al suo rivale illeciti nel settore tributario e della
sicurezza del lavoro.

De Francisci, sempre secondo la Procura, avrebbe anche attestato falsamente
di aver ricevuto- con riferimento al panificio – dichiarazioni di cittadini in
ordine all’assenza di autorizzazione amministrativa ed alla presenza di
violazioni della normativa igienico-sanitaria, nonché della normativa sulla
sicurezza sul lavoro proponendo, con una richiesta ufficiale, un accertamento
urgente sull’attività commerciale esclusivamente per finalità personali.

Inoltre e’ accusato di avere provocato al titolare del panificio un danno
ingiusto per averlo costretto a subire reiterate ispezioni amministrative
ostacolandone l’attività lavorativa.

Come si può ben notare, gli amministratori pubblici dell’agrigentino, a torto
od a ragione, sono sempre tenuti sotto torchio!

Se pensiamo che anche l’ex presidente del consiglio comunale di Agrigento, l’Alfaniano
Carmelo Callari è stato pizzicato per peculato ed altro.

Ed a questo aggiungiamo altri 5 consiglieri comunali di Agrigento e  forse più,  sono impelagati in un’altra
mega-inchiesta  nel settore urbanistico
della città dei Templi.

Inchiesta che  ha provocato  una interminabile serie di arresti con
relativa,  totale,  decapitazione dell’Ufficio Tecnico Comunale.

E se poi a questo   aggiungiamo ancora,  il processo al Presidente della Provincia,
Eugenio D’Orsi, ovviamente sempre per peculato, truffa, falso e tanto altro
ancora.

Beh, possiamo concludere che,  in un
modo o nell’altro, la Città che fu di Empedocle e poi di Pirandello, non è
tanto ben messa, a parere della Procura della Repubblica di Agrigento.

 

Salvatore Petrotto

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