di Salvatore Petrotto il 27 gennaio 2012 (articolo visto 100 volte)

Lettera ad un Giornalista di RAI TRE Sicilia: Davide Camarrone

Lettera ad un Giornalista di RAI TRE Sicilia:  Davide Camarrone

 

Lo Stato con qualche sua deviata articolazione periferica, ha già prestato il fianco alle strumentali e fittizie crociate antimafia! Ed anche io ne sono stato una vittima. Mi riferisco alle strumentalizzazione fittiziamente antimafiose per difendere sporchi interessi,  come la vicenda della discarica di Siculiana, dimostra! Strappata a quel comune con calunniose denunce di mafia dall’attuale vicepresidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro! Il Catanzaro che ha fatto sciogliere quel comune per mafia, grazie alle sue calunniose denunce ed  ha fatto mettere sotto processo per mafia quell’onestissimo sindaco che risponde al nome di Giuseppe Sinaguglia, del PD. Sindaco che tra l’altro era a capo di un vasto movimento di protesta contro gli ATO rifiuti. Proprio quegli ATO RIFIUTI bacchettati dalla Corte dei Conti ieri, all’inaugurazione dell’anno giudiziario e che hanno prodotto, solo tra il 2007 e 2009, 900 milioni di euro di debiti!

E ne hai parlato proprio tu, Davide Camarrone, nel corso del TG Regionale del 26 gennaio 2011, cioè di ieri.

Contro questo sistema affaristico, di selvaggia privatizzazione, anche delle discariche, si batteva Giuseppe Sinaguglia, assieme al suo capo ufficio tecnico ed al suo comandante dei vigili urbani ed al vasto movimento che aveva saputo creare, per scongiurare queste terribili privatizzazioni, fortemente volute da confindustria sicilia, per delle ovvie ragioni, se ci riferiamo proprio a Catanzaro; ragioni che sono facilmente comprensibili!

Ebbene quel sindaco, quel comune, quel movimento di sindaci, tutti quanti noi cittadini, abbiamo subito un danno incalcolabile ed irreparabile, a causa di una calunniosa denuncia, di un professionista dell’antimafia che risponde al nome del vicepresidente di confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro.

Quella denuncia, di fatto, consentì ad un cartello di imprese agrigentine, in proroga e per 5 anni, nella città dei Templi ed in altri 19 comuni, un’illegale gestione del ciclo dei rifiuti, i cui servizi sono stati affidati, direttamente, senza gara, per svariate centinaia di milioni di euro ed  ai danni di tutti quanti noi poveri contribuenti che paghiamo la tasse per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti,  tra le più care d’Italia.

Ma quella denuncia, servì anche a depotenziare quel movimento di sindaci contro gli ATO Rifiuti.

Fu un terribile deterrente per scoraggiare chiunque avesse voluto ingaggiare ulteriori lotte, battaglie contro questo illegale sistema di gestione di rifiuti, denunciato dalla Corte dei Conti di Palermo.

E’ inutile ricordare che quel professionista dell’antimafia che si chiama Giuseppe Catanzaro, continua a fare il bello e cattivo tempo, mentre il sindaco di Siculiana, Sinaguglia, il suo capo ufficio tecnico, il suo comandante dei vigili urbani, seppure assolti dalle infamanti e calunniose accuse di mafia di Giuseppe Catanzaro, sono stati inghiottiti tra maglie della giustizia.

Ed anch’io che ho denunciato, all’inizio dello scorso anno, le illegali gestioni di acqua e rifiuti nell’agrigentino.

Forse  sono stato costretto a subire di peggio  e di più!

Oltre che a dimettermi da Sindaco di Racalmuto, minor danno,  sono stato persino accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, così come il mio ex collega di Siculiana,  Giuseppe Sinaguglia.

Vi pare poco!

Sono stato prosciolto immediatamente,  ma ho preferito dimettermi da sindaco, il 23 giugno 2011, quando mi è stato recapitato l’avviso di garanzia.

Poi la Stessa Procura Antimafia di Palermo, ha chiesto l’archiviazione del procedimento penale che mi riguardava ed il Tribunale ha, immediatamente archiviato!

Mentre ancora aspetto un pronunciamento della Procura e del Tribunale di Agrigento riguardo alla mia denuncia contro la gestione illegale del ciclo dell’acqua e dei rifiuti, così come anche evidenziato dalla Corte dei Conti, il 26 gennaio 2012, a distanza di un anno dalla mia denuncia presentata presso la Procura di Agrigento.

Salvatore Petrotto

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