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	<title>Il Blog di Salvatore Petrotto &#187; Ambiente</title>
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		<title>Ato Ag2 Apre Centro Di Raccolta Differenziata A San Giovanni Ven.5.Feb.&#8217;10 Ore 13.30</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 08:46:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Petrotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Dal Comune]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi Racalmuto]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1438" src="http://www.salvatorepetrotto.it/images/ato-ag2-apre-centro-di-raccolta-differenziata-a-san-giovanni.JPG" alt="" width="592" height="438" /></p>
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		<title>Totò Moncada, Nostrano Eolo Agrigentino contro l&#8217;Assessore Irriverente, Marco Venturi</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 08:09:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Petrotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste]]></category>
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		<description><![CDATA[Io non conosco bene i contorni della polemica intercorsa tra l&#8217;imprenditore Salvatore-Totò Moncada e l&#8217;assessore regionale alle attività produttive, Marco Venturi. Di una cosa sono certo, non perché siamo stati liceali nella stessa classe, con l&#8217;Assessore, ma perché ne abbiamo parlato in occasione del convegno sullo sviluppo economico, tenutosi a Racalmuto il 28 e 29 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non conosco bene i contorni della polemica intercorsa tra l&#8217;imprenditore Salvatore-Totò Moncada e l&#8217;assessore regionale alle attività produttive, Marco Venturi.<br />
Di una cosa sono certo, non perché siamo stati liceali nella stessa classe, con l&#8217;Assessore, ma perché ne abbiamo parlato in occasione del convegno sullo sviluppo economico, tenutosi a Racalmuto il 28 e 29 settembre dello scorso anno.<br />
Volete sapere a che cosa mi riferisco?</p>
<div id="attachment_1319" class="wp-caption alignnone" style="width: 597px"><img class="size-full wp-image-1319" src="http://www.salvatorepetrotto.it/images/moncada-campofranco.JPG" alt="foto credit: agrigentonotizie.it" width="587" height="500" /><p class="wp-caption-text">foto credit: agrigentonotizie.it</p></div>
<p>Di sicuro alla bontà dell&#8217;azione di governo di Venturi, improntato a degli inderogabili criteri di democrazia che si riverbera nell&#8217;economia, attraverso le pari opportunità che bisogna garantire a tutti, siano essi semplici cittadini che imprenditori.</p>
<p>Mi spiego meglio.</p>
<p>L&#8217;Assessore mi accennava a delle convenzioni che la Regione Siciliana, di lì a breve, avrebbe stipulato con l&#8217;ENEL, a favore di tutti i Comuni, le imprese e le famiglie siciliane.</p>
<p>In che cosa sarebbero consistite queste nuove opportunità per tutti?<br />
E&#8217; presto detto!</p>
<p>Avere tutti quanti la possibilità di ottenere agevolazioni simili a quelle che sono state offerte ad imprenditori come il nostro beneamato ed illustre Totò, da non confondere con il più famoso Totò, non il comico, bensì Totò Cuffaro, con il quale del resto proprio il Moncada, crediamo che fosse buon amico.</p>
<p>In altri termini, per semplificare, significa, consentire a tutte le famiglie, ai comuni ed a tutte le aziende dell&#8217;Isola, di ottenere degli sconti sui costi di acquisto ed installazione di impianti che utilizzano fonti rinnovabili, quali il solare ed, apriti cielo (se ci riferiamo al nostro Totò), udite udite, anche per l&#8217;eolico.</p>
<p>E fu così che il nostrano Eolo, soffiò così forte, sino a far alzare degli irrefrenabili forti venti di burrasca, tanto da farci allontanare dalla sospirata Itaca dell&#8217;energia familiare, a basso costo per tutti!<br />
Meglio il monopolio del Ras, del vento!<br />
Ormai, il geometra Moncada chi lo smonta più!<br />
Per tutta quanta la stampa agrigentina non è semplicemente una sorta di Dio pagano, ma è qualcosa di più, è il Salvatore della Patria Agrigentina. Totò, finalmente ci toglierà tutto il fango che c&#8217;è in fondo al mare, con il dragaggio del porto di Porto Empedocle.<br />
Peccato che difficilmente riuscirà a togliere di mezzo il fango che c&#8217;è in superficie.<br />
Totò è il buon costruttore di Caserme.<br />
E&#8217; l&#8217;unico che riesce, in piena crisi, ad aprire industrie a destra ed a manca, in Sicilia ed all&#8217;Estero.<br />
E noi che in provincia di Agrigento, siamo ultimi in Italia, quando abbiamo la fortuna di avere allevato il primo, forse anche in tutta Italia che tra finanziamenti pubblici, agevolazioni del tutto legali ed un pochettino di regime monopolistico, non tolleriamo che un Assessore Regionale, tenti di ricacciare nell&#8217;otre tutto ilo vento di Totò, ostacolandone il suo trionfale soffio vitale!</p>
<p>In fin dei conti che ce frega se a tutti quanti l&#8217;energia elettrica, comunque venga prodotta, o in maniera sporca, oppure in maniera pulita, a tutti quanti noi, ripeto, ci costa sempre di più e che malgrado Totò, il Dio del vento, continuiamo a precipitare sempre più in basso, in un vortice di sottosviluppo degno di antichi regimi sudamericani, in cui la ricchezza è concentrata esclusivamente in pochissime mani, mentre il 90% del popolo muore di fame.</p>
<p>Tutti, giustamente, osannanti, mentre celebriamo le lodi di Totò Moncada, precipitiamo comunque, malgrado lui, finalmente all&#8217;ultimo posto delle classifiche elaborate dal Sole 24 Ore, il più prestigioso giornale economico italiano.</p>
<p>Viva il Sud, o per meglio dire, viva il nostrano Sud America.<br />
Anche in Colombia ci sono i ricchi che vengono celebrati in vari modi, eppure, non so se ci siete stati, quella è una società fatta di rigide caste, per cui è difficile o addirittura impossibile, passare dalla casta dei poveri a quella dei ricchi.</p>
<p>Uno su mille ce la fa, verrebbe da dire.</p>
<p>E Totò è forse quell&#8217;uno, agrigentino, su 450 mila che ce l&#8217;ha fatto ed ora, dobbiamo soltanto dire grazie al suo buon cuore e per il resto tacere.<br />
Per nostra fortuna, Totò ha quasi uno scrupolo di coscienza!</p>
<p>E buon per tutti noi!</p>
<p>Solo così, concentrando tutte le ricchezze in mano di uno, forse due od al massimo tre, quattro persone, in provincia di Agrigento, abbiamo raggiunto un paradossale e contraddittorio optimum.<br />
Primi con il vento ed ultimi in tutto!</p>
<p>E via col vento, se ne andranno anche le polemiche con l&#8217;Assessore Venturi che non ha voluto capire che, come sosteneva Paolo Conte noi siamo: Sud America</p>
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		<title>Così si lavorava negli anni Ottanta!</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 15:16:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Petrotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste]]></category>

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		<description><![CDATA[Le strade si iniziavano e non si finivano mai, in quanto i lotti non dovevano essere mai funzionali!Oggi che i soldi sono finiti, a me ed a quelli come me, sono rimaste solo le querele di qualche signore che con i tanti soldi sperperati, allora, poteva fare le strade d&#8217;oro.Se pensi solo che quattro strade [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le strade si iniziavano e non si finivano mai, in quanto i lotti non dovevano essere mai funzionali!Oggi che i soldi sono finiti, a me ed a quelli come me, sono rimaste solo le querele di qualche signore che con i tanti soldi sperperati, allora, poteva fare le strade d&#8217;oro.Se pensi solo che quattro strade di campagna sempre negli anni Ottanta, sono costate più di dieci miliardi, che equivarrebbero, grosso modo ad almeno Quaranta milioni di euro di oggi! Solo così ci si può rendere conto di che cosa stiamo parlando!.Mi riferisco non solo a quella che hai citato tu, la strada della Provvidenza (quale denominazione poteva essere più beneaugurante, eppure anche lì&#8230;) ma anche alla Ferraro Castelluccio, alla Portella di Creta Mannara di Piano, od a quella della Mulona, per la quale il Comune di Racalmuto è stato costretto a pagare una parcella, agli inizi degli anni Novanta, di oltre seicento milioni di lire, per un&#8217;opera che doveva essere, si fa per dire, realizzata, allo stesso modo della strada denominata Grotte Milena, quella che costeggia il cimitero e per la quale sono stato querelato io, soltanto per afere affermato che si tratta di un grave sperpero di denaro pubblico.Con queste strade si partiva sempre da un costo standard, anche questo copia ed incolla, di 5 miliardi. Così avveniva per tutti i progetti finanziati, e sono state migliaia le opere inutili concepite e finanziate in Sicilia. La devastazione partiva sempre da 5 miliardi e poi saliva sempre di più, anzi nell&#8217;uno e nell&#8217;altro caso, quelli che ho citato a proposito della nostra Racalmuto, erano previsti oltre 20 miliardi per cisacuno di questi devastanti scempi.La tecnica era quella di rediggere un progetto generale, che so io , anche di 50 o cento miliardi, per una strada di campagna.Era ovvio che il progettista riceveva l&#8217;incarico dal Comune senza copertura finanziaria, con atti deliberativi non proprio legittimi.Ad assicurare la copertura finanziaria ci pensava, attraverso un&#8217;impresa, alla quale poi si doveva in un qualche modo assicurare l&#8217;aggiudicazione dei lavori previsti nel progetto che spesso consisteva in quattro linee, ovvero in una sorta di istanza e nient&#8217;altro, finalizzata soltanto ad ottenere dei soldi. Era perciò lo stesso professionista che, ricevuto l&#8217;incarico che, altro non era se non una promessa di finanziamento, si adoperava, assieme al politico di turno nel cercare i soldi per sè stesso e per l&#8217;impresa.Poi se si otteneva 5, e questo era uno degli importi possibili, si appaltava un primo lotto che sistematicamente, doveva rimanere incompleto e non funzionale, per creare dei disagi ad arte e suscitare le proteste, ove necessario dei cittadini, colpiti dal disastro ambientale provocato dalle ruspe.Alchè, si ritornava a Palermo con ulteriori istanze e solleciti, per indurre l&#8217;assessore regionale di turno, il che spesso non era difficile, a finanziare i lotti successivi a colpi di varianti che venivano denominate suppletive,ovvero, opere e completamenti in più che poco importava se erano state previste o meno nel progetto generale.Ed altrettanto poco importava ai politici e funzionari regionali se l&#8217;opera veniva mano mano, realizzata dalla stessa impresa che si era aggiudicata il prmo lotto, magari piccolo, che so io, anche di un miliardo.Così capitava che una piccola o media impresa partiva con un lavoro di poco conto, tanto per iniziare l&#8217;opra più o meno prevista, tanto per mettere il cappello sulla sedia, per prenotarsi una contrada di campagna dove ininiziare la devastazione, economica, ma anche sociale e culturale, perchè questi metodi, questa cultura pressapochista, raffazzonata, per non dire altro, ha fatto scuola.Infatti, tutto il perverso sistema ruotava attorno ad una clausola, ad una postilla inserita in una sorta di bando privato che si chiamava, licitazione privata.La postilla miracolosa consisteva in una dicitura standar ma fondamentale, essenziale per assicurare alla stessa impresa il salvacondotto a vita, consistente nell&#8217;affidamento di tutti i lavori di quella contrada.In altri termini era come al superenalotto, con una schedina di un euro c&#8217;è chi vinceva cinque milioni di euro, c&#8217;era chi poteva anche arrivare a mille, non c&#8217;erano limiti nelle cosiddette varianti suppletive.Bastave scrivere che i lotti successivi che poteva essere uno, due o dieci, poco importava, andavano aggiudicati all&#8217;impresa madre, quella del primo lotto.Poi, per la crisi economica, il vertiginoso lievitare dell&#8217;inflazione che alla fine degli anni Ottanta e soprattutto agli inizi degli anni Novanta si attestò addirittura ben oltre il 20%, a causa del debito pubblico provocato dalla massiccia emissione di titoli di Stato, con rendimenti che superavano anch&#8217;essi il 20%, il sistema crollò.Il giocattolo si ruppe e non si potè più proseguire lungo quella impervia strada, scusate la ripetizione, fatta solo dio strade inutili e di cementificazioni a tappeto di tutto e di più.Poi la Regione si è indebitata a più non posso, i soldi sono finiti e le opere sono rimaste tutte incomplete, non solo a Racalmuto, ma ovunque.Ma questa è un&#8217;altra storia e rientra a pieno titolo in quello stile non solo di vita ma anche architettonico che io allora battezai come: NON FINITO SICILIANO.Di queste cose a breve ci occuperemo in un film che gireremo anche a Racalmuto, grazie ad una produzione svizzera, a partire dal mese di ottobre.Il mondo intero vuole sapere che razza di follia è stata la nostra e cioè quella di bruciare, nei favolosi, si fa per dire anni Ottanta, Cdentinaia di migliaia di miliardi di vecchie lire che poi sono il nostro debito pubblico, quello dell&#8217;intera Italia che supera oggi i due milioni di miliardi di euro, in opere pubbliche come la Racalmuto Milena e le migliaia e migliaia di Racalmuto Milena.Anzi, già giorno 25 e 26, avremo modo di affrontare questi temi all&#8217;interno della Fondazione Leonardo Sciascia e del Teatro Regina Margherita, per parlare dello sviluppo possibile, quello di oggi che, necessariamente si deve discostare da quei sciagurati canoni degli anni Ottanta, di quando cioè non era importante l&#8217;opera che si realizzava o che si tentava di realizzare (visto che il più delle volte le opere rimanevano incomplete), ma era fondamentale soltanto spendere soldi senza realizzare magari un bel nulla e distruggendo un&#8217;intera Nazione, sia dissestandola finanziariamente sia devastando l&#8217;intero nostro BEL PAESE.La relazione introduttiva della due giorni non poteva che essere affidata al Presidente del più importante istituto di ricerca e di indagini statistiche che c&#8217;è in Italia, e cioè il Presidente dell&#8217;EURISPES, Gian Maria Fara.L&#8217;inizio del convegno è previsto per venerdi 25 settembre alle ore 17:00, nella sede della Fondazione Leonardo Sciascia, la stessa che recentemente è stata visitata dal Presidente della Repubblia, Giorgio Napolitano il 24 maggio, quando ha reso omaggio al suo grande amico e scrittore di Racalmuto, per l&#8217;appunto Leonardo Sciascia.Seguiranno svariati interventi, dagli assessori regionali Michele Cimino, Marco Venturi e Roberto Di Mauro, ai leader dell&#8217;opposizione in Sicilia, On. Angelo Capodicasa ed On. Antonello Cracolici, esperti di fama nazionale ed internazionale, presidenti di Istituzioni quali la Camera di Commercio di Milano e di Agrigento o dell&#8217;ASI (AREA DI SVILUPPO iNDUSTRIALE), sempre di Agrigento, direttori dell&#8217;ANAS e titolari di grosse aziende presenti nei nostri territori e che si occupano di miniere, opere pubbliche ed energie alternative.E&#8217; chiaro che tutte queste illustri presenze, stridono con quella che è la situazione economica e sociale del nostro così come di tutti i paesi siciliani e del Sud Italia in genere.Oggi, a Racalmuto, per mancanza di fondi, in manutenzioni di strade ed edifici pubblici, abbiamo quest&#8217;anno, sinora speso meno di ventimila euro.Questa è la proporzione: negli anni Ottanta si buttavano al vento mediamente 2 miliardi all&#8217;anno, equivalenti a più di 8 milioni di euro di oggi, oggi con 20 30 mila euro all&#8217;anno, dobbiamo assicurare la manutenzione di tutto.E&#8217; semplicemente assurdo ciò che avveniva allora ed è altrettanto assurdo ciò che avviene oggi-Anche di questo parlerò nel corso di un convegno, organizzato interamente da Comune di Racalmuto.Allora si buttavano al vento in un anno in media qualcosa come due tre milioni di euro in strade inutili, oggi possiamo soltanto spendere un millesimo di quella cifra!Da un eccesso all&#8217;altro!Ma il colmo è che queste strade ad oggi sono ancora impraticabili, perchè non solo no sono state mai completate per mancanza di fondi regionali, ma sono state anche collaudate così come le vedete, incomplete, piene di buche, polvere e fango.E polvere e fango continuano a buttarci addosso coloro i quali le hanno progettate e realizzate in quel modo da fare schifo!Ora, adesso, ci tentano anche in Tribunale, con la carta bollata, a difendersi da cose che sono così evidenti, tanto da indurmi da oggi in poi a trasferire il mio ufficio di sindaco di volta in volta, proprio dove ci sono queste schifezze, da dove amministrerò Racalmuto.Partendo cioè dallo schifo che ci hanno lasciato questi signori della carta bollata.</p>
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		<title>Non finito Siciliano</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 13:15:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Petrotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[battaglie]]></category>

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		<description><![CDATA[Risposta a delle spontanee domande che mi sono state poste da un regista ed un critico, entrambi svizzeri e che stanno per girare a Racalmuto un film su Sciascia e Pasolini. I due elvetici si chiedevano come mai il nostro paesaggio, i nostri paesi e le nostre città sono bersagliati da scheletri in muratura, palazzoni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.salvatorepetrotto.it/images/rustico_costruzione.jpg" alt="" width="200" height="195" />Risposta a delle spontanee domande che mi sono state poste da un regista ed un critico, entrambi svizzeri e che stanno per girare a Racalmuto un film su Sciascia e Pasolini.</p>
<p>I due elvetici si chiedevano come mai il nostro paesaggio, i nostri paesi e le nostre città sono bersagliati da scheletri in muratura, palazzoni ed opere pubbliche incomplete da, ormai decenni, buone solo a far bruttissima mostra di sé e nient’altro.</p>
<p>Nel rispondere ai vostri quesiti, vorrei uscirmene con una battuta, per stigmatizzare questo nuovo stile architettonico tutto meridionale o se preferite, tutto siciliano che io, tempo fa, battezzai col nome: NON FINITO SICILIANO.</p>
<p>Al di là della boutade, la realtà è che molti centri abitati e non solo le campagne, pullulano di bruttissimi scheletri architettonici, semplicemente perché abbiamo assistito a ciò che Goya o Borges, avrebbero invece decodificato come un lunghissimo sonno della ragione che come si sa, genera mostri.</p>
<p>E da noi, in Sicilia, non ci siamo limitati soltanto a questo genere di mostruosità.</p>
<p>Il disordinato ciclo del calcestruzzo o del cosiddetto movimento terra, ha contribuito ad arricchire sicuramente le imprese mafiose, tutte concentrate attorno a questa idea fissa di ricchezza spesso completamente illecita.</p>
<p>Con una sapiente illustrazione letteraria e poi cinematografica, se vogliamo proprio riferirci a Leonardo Sciascia, credo che il GIORNO DELLA CIVETTA è emblematico in tal senso.</p>
<p>Pensate che ancora adesso a Racalmuto, appena nomino quella, si fa per dire, favolosa epopea del calcestruzzo degli anni Settanta ed ancor di più, trascinatasi negli anni Ottanta, professionisti, imprese e politici dell’epoca, saltano in aria.</p>
<p>C’è stato uno stretto connubio tra chi, con la logica del lasciar fare, favoriva le imprese e gli impianti di calcestruzzo in mano, per lo più, della mafia.</p>
<p>L’attuale assessore regionale all’industria, Marco Venturi che è stato tra l’altro mio compagno di scuola, ha contribuito in maniera determinante, da vicepresidente di Confindustria Sicilia, a svelare assieme a qualche magistrato, quale Nicolò Marino, questa faccenda del calcestruzzo depotenziato.</p>
<p>Il Venturi ha potuto fare ciò perché, tra l’altro era ed è titolare di un’azienda che testa la resistenza dei calcestruzzi.</p>
<p>Come vedete, la faccenda sembra complicata ma è assai semplice.</p>
<p>Se ci riferiamo invece agli investimenti privati, a quei palazzoni incompleti e senza alcun valore che affollano interi paesi come Gela o nell’agrigentino, Favara o Palma di Montechiaro e molti altri centri, nonché agli scheletri disseminati nelle campagne, dobbiamo concludere che abbiamo assistito ed in parte ancora assistiamo, ad uno scellerato connubio tra due follie.</p>
<p>E’ stato celebrato, il più delle volte inconsapevolmente, un finto matrimonio di convenienza tra chi pensava di far un buon affare, investendo in maniera disordinata e disarmonica nell’edilizia e le imprese mafiose, alle quali poco importava cosa si faceva, ma per loro era importante inondare la Sicilia di calcestruzzo.</p>
<p>Ed è stato così che una sorta di colata, simile a quella dell’Etna, si è abbattuta sulla Sicilia, coprendo ogni velleità di sviluppo sotto il peso di una montagna di cemento, più o meno disarmato.</p>
<p>Se volevate una spiegazione logica di ciò che avvenuto al Sud ed in Sicilia, in modo particolare, devo concludere che di logico c’è ben poco, se non che tutti quanti, noi Siciliani, abbiamo fatto un cattivo affare.</p>
<p>I mafiosi sono stati quasi tutti quanti arrestati, i loro beni sequestrati e confiscati.</p>
<p>Le poche imprese che ancora resistono sono strangolate dai debiti, dalle banche usurarie.</p>
<p>Tutti quanti noi Siciliani ci ritroviamo, come si suole dire ‘cu na mani davanti ed una darrié’. Cioè nudi, più affamati di prima e soprattutto più sottosviluppati.</p>
<p>Siamo ridotti cioé con una mano davanti ed una messa dietro, a coprire le nostre ‘vergogne’ o i nostri vanti, se preferite.</p>
<p>Quando si dice che il cemento porta solo povertà, volendo estremizzare il concetto relativo a quanto è avvenuto in Sicilia, dobbiamo rimarcare che buttare i soldi in intraprese del genere, ha reso la nostra terra non solo più brutta e piena schifezze, peraltro mai completate, ma ci ha fatto sprofondare in una povertà per la quale difficilmente si può trovare rimedio.</p>
<p>Tranne che le stesse ruspe devastatrici, già utilizzate per preparare il terreno a degli investimenti del tutto sbagliati e che hanno deturpato un intero Mezzogiorno d’Italia, non vengono stavolta utilizzate per un’opera di redenzione urbanistica, per radere al suolo quelle centinaia di migliaia di fabbricati che offendono, non solo le nostre città ed il nostro paesaggio, ma anche quella presunta intelligenza dei Meridionali.</p>
<p>Siamo stati così imbecilli da investire in fabbricati che oggi non valgono niente.</p>
<p>Se a Favara o nella mia vicina Grotte volete comprare un intero palazzo di tre piani, con poco più di centomila euro quel palazzo è vostro.</p>
<p>Magari per costruirlo e lasciarlo incompleto sono stati spesi più di trecentomila euro.</p>
<p>Tutti pensavano di avventurarsi in delle remunerative speculazioni economiche.</p>
<p>Ed invece queste costruzioni più o meno selvagge ed abusive, si sono rivelate una vera e propria tomba per il futuro del Sud dell’Italia.</p>
<p>Come ho avuto modo di sottolineare non si è trattato di solo mafia, ma di tanta imbecillità collettiva che ci ha fatto per un attimo prefigurare scenari di facile arricchimento.</p>
<p>Poi, sono finiti i soldi, le rimesse degli emigranti, i proventi illeciti della mafia, e quegli scheletri, quegli obbrobriosi palazzoni, quelle numerosissime opere pubbliche inutili, sono rimaste lì, in attesa che qualcuno trovi i soldi per rimuoverle o per buttarle giù.</p>
<p>Nella maggior parte di queste scellerate costruzioni, ci vorrebbe, per completarli, almeno il triplo dei soldi che sono stati spesi per portarli allo stadio che vedete.</p>
<p>Ma siccome i soldi sono irrimediabilmente finiti, visto che ormai si riesce solo a sopravvivere, credo che se non c’è un intervento pubblico, stavolta serio, che riesca a riconvertire tutto questo patrimonio edilizio del tutto sprecato ed inutilizzato, una sorta di piano Marshall per l’edilizia al Sud, per intenderci, difficilmente vedremo scomparire queste brutture che tanto male hanno fatto, in modo particolare a noi Siciliani.</p>
<p>Altrimenti dovremmo dire grazie, paradossalmente, proprio al cosiddetto calcestruzzo depotenziato.</p>
<p>Solo lui ci salverà!</p>
<p>Una volta constatato che tutti queste centinaia di migliaia di fabbricati, non sono in grado di reggersi in piedi, sarà necessario procedere con una sorta di obbligatoria demolizione di massa.</p>
<p>Il caso ospedale di Agrigento ci ha dimostrato che ciò è possibile.</p>
<p>Se la Procura della Repubblica ritiene o riterrà, (vedremo gli sviluppi futuri a seguito delle ultime vicende giudiziarie) necessario far sgomberare e demolire persino l’unico ospedale che ha la città capoluogo di provincia di Agrigento, credo che a maggior ragione si dovrà procedere nella demolizione e nel risanamento di interi paesi e campagne.</p>
<p>Purtroppo in Sicilia siamo stati colpiti da un’insana frenesia edilizia che non ha prodotto più gli stili architettonici simili a quelli del passato, come quello greco, ad esempio od ellenistico- romano, oppure arabo-normanno, svevo, romanico, gotico, plateresco, o se preferite, barocco, rococò, neoclassico o liberty.</p>
<p>No!</p>
<p>Nella seconda metà del Novecento al Sud Italia, in particolar modo la nostra eccellenza urbanistica è coincisa, come dicevo all’inizio, con uno stile tutto nostro, che abbiamo tentato di esportare ovunque, il NON FINITO SICILIANO.</p>
<p>Bisogna inoltre sottolineare che l’enorme flusso di denaro investito in queste costruzioni incomplete, era anche il guadagno, più o meno lecito che molti imprenditori realizzavano con gli appalti pubblici le cui gare, erano spesso truccate ed i cui progetti servivano solo a giustificare una spesa e non realizzare realmente un’opera utile al territorio.</p>
<p>L’impresa edile inizialmente si aggiudicava, meglio se spalleggiata dalla mafia od essa stessa era mafiosa, con una gara regolarmente, truccata, un primo lotto ad esempio di un lavoro pubblico di 1 miliardo di vecchie lire.</p>
<p>Poi, con una serie di varianti che venivano chiamate suppletive, cioè che si aggiungevano artificiosamente e solo successivamente, si poteva arrivare a dieci, venti o trenta miliardi.</p>
<p>Come dire che io partecipo ad un concorso per bidello in un’università e poi senza averne titolo e con leggi che mi faccio fare in corso d’opera, divento immediatamente docente universitario o magari il rettore proprio dell’Università.</p>
<p>I rettori, comunque di questa università dell’edilizia mafiosa a Palermo, magari si chiamavano Vito Ciancimino, ad Agrigento è presto ancora per fare i nomi, perché in molti ancora sono legati affettivamente a questo genere di sedicenti imprenditori ed a chi ne ha ereditato fortune e disgrazie.</p>
<p>Pensate che si contavano a migliaia, in Sicilia le imprese che partecipavano a questo cartello che truccava le gare e si aggiudicava gli appalti miliardari.</p>
<p>Nel solo paese di Favara, con i suoi poco più di trentamila abitanti, si contavano oltre seicento imprese che operavano con questi sistemi non solo in Sicilia ma anche nel resto d’Italia.</p>
<p>La provenienza del denaro necessario per alimentare questo perverso sistema di appalti pubblici, chiaramente è da ricercare nei prestiti che lo Stato Italiano contraeva con i suoi cittadini che si chiamavano ad esempio B.O.T. (Buoni Ordinari del Tesoro) .</p>
<p>Funzionava così: lo Stato garantiva ai risparmiatori rendimenti dei titoli che emetteva di gran lunga superiori alle banche private. La gente era invogliata così ad investire nei titoli di Stato che superavano a volte di gran lunga il rendimento del 20% annuo.</p>
<p>Quale altra attività di investimento avrebbe potuto far guadagnare di più a persone che si limitavano del resto a tenere dei capitali immobilizzati magari per dei brevissimi periodi</p>
<p>Una volta che i vari Andreotti, Craxi e Forlani scendevano al Sud ed i Sicilia, con i forzieri dello Stato stracolmi di soldi o, secondo i punti di vista di debiti, reinvestivano questa grande ed ingente massa di danaro rastrellata in fretta e furia tra i risparmiatori.</p>
<p>E che tipo di facile investimento si promuoveva nel Meridione</p>
<p>Ma proprio quelle cattedrali nel deserto che potete ancora oggi ammirare.</p>
<p>Anzi più inutile e soprattutto imboscata nelle campagne era l’opera da realizzare e meglio era.</p>
<p>Sarebbe stato un disastro se l’opera poi doveva essere funzionale, servire a qualcosa cioè.</p>
<p>Era meglio progettare e realizzare consolidamenti e cementificazioni di alvei, torrenti, palificazioni con opere che non si vedono e perciò non si possono controllare, proprio perché sotterrate, ‘mpussunati’ si direbbe in siciliano.</p>
<p>Se qualche curioso se ne accorgeva di questa o quella opera assolutamente inutile o dannosa per il territorio e buona solo a giustificare una frode allo Stato, ed allora si ricorreva alle maniere forti.</p>
<p>Chi si opponeva a questo sistema di appalti, come fece ad esempio il presidente della Regione Pier Santi Mattarella o l’esponente di punta dell’opposizione, Pio La Torre, veniva semplicemente ucciso.</p>
<p>Nessuno doveva ficcare il naso negli affari che erano non solo di Cosa Nostra ma che interessavano una miriade di grandi, piccole e medie imprese siciliane e non, coinvolte in un vertiginoso giro di soldi che viaggiavano verso tutte le direzioni, comprese quelle numerose e devastanti case mostruose, realizzate anche con i proventi di questo sistema basato su un esplicito accordo tra stato ed antistato.</p>
<p>E guai a far saltare questo accordo.</p>
<p>Era meglio far finta di non vedere nulla.</p>
<p>In Sicilia si dice ‘uocchiu can un vidi cori can un doli’.</p>
<p>Anche perché a dolere non sarebbe stato soltanto il cuore.</p>
<p>Quante vittime ha mietuto questo patto scellerato.</p>
<p>Prima a saltare in aria furono i corpi di decine e decine servitori dello stato, uomini politici, giornalisti, cittadini comuni e mafiosi.</p>
<p>Alla fine saltò in aria l’intero sistema.</p>
<p>A la squagliata di la nivi si vittiru li purtusa.</p>
<p>E che buchi provocò questo sistema lo sperimentiamo ancora oggi, con il debito pubblico che l’Italia intera si ritrova.</p>
<p>Quando cioè l’inflazione cominciò a salire di pari passo con gli interessi garantiti sui titoli di Stato, mangiandosi tutti gli interessi attivi che pensavano di aver maturato tutti quanti i risparmiatori, agli inizi degli anni Novanta, tale sistema, chiamato altrimenti anche Prima Repubblica, mostrò il suo vero volto, qualcuno gli fece buttare giù la maschera e crollò più o meno definitivamente.</p>
<p>Si avviò una fase di transizione che ancora perdura.</p>
<p>Ma il debito pubblico continua a salire sempre, vertiginosamente.</p>
<p>E’ questa l’Italia che ci ritroviamo oggi.</p>
<p>Piena di debiti, scoraggiata e devastata.</p>
<p>Morale della storia, per chiuderla momentaneamente qua, ancora n’ammaripigliari .</p>
<p>Ancora cioè ci affanniamo inutilmente a cercare ricette istituzionali, parlando sempre a vanvera di riforme, quando l’unica riforma di cui abbiamo bisogna è quella di iniziare a fare sul serio ed a fare soprattutto le cose per bene, ad iniziare proprio dalle nostre case, di quegli obbrobri che hanno destato la vostra legittima curiosità.</p>
<p>Vi siete chieste ma a che cosa serve o è servito tutto questo schifo!</p>
<p>A niente aggiungo io.</p>
<p>Ci siamo prestati tra di noi e lo Stato un sacco di soldi e poi abbiamo perso tutto alla roulette del non finito siciliano.</p>
<p>Ora non sappiamo più che pesci prendere, visto che abbiamo buttato in mare l’amo con tutta l’esca che avevamo a disposizione.</p>
<p>Tutto quello che abbiamo provato a fare è sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>E nessuno potrà dire che non ci abbiamo provato!</p>
<p>E’ andata male, purtroppo!</p>
<p>Volevamo stupire il mondo con la nostra genialità sicula ed invece lo abbiamo soltanto fatto inorridire con le nostre brutture.</p>
<p>Salvatore Petrotto<br />
Sindaco di Racalmuto</p>
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